Banca della Terra? In Trentino è flop e si arriva a pagare 5500 euro per un ettaro di terreno. Gli Agricoltori: ''Nessun incentivo e troppa burocrazia, così è fallito il progetto"
Nonostante non manchino giovani imprenditori alla ricerca di terreni da lavorare, in Trentino la 'Banca della Terra' è rimasta perlopiù lettera morta. Sono solamente 4 i comuni che ad oggi mettono a disposizione degli appezzamenti, Calovi: "Quello che è mancato in questi anni è l'introduzione di un vero sistema che potesse dare delle agevolazioni ai proprietari di questi terreni per incentivarli a darli ad altri per la lavorazione”

TRENTO. La 'Banca della terra'? In Trentino è rimasta pressoché vuota. L'obiettivo era importante in quanto il progetto sarebbe dovuto servire a ridare nuova vita ai tanti terreni incolti e abbandonati assegnandoli a chi vuole a lavorare la terra.
La volontà di introdurla in Trentino è iniziata già nel 2014. Nel 2015 è stata introdotta con una legge provinciale e in particolare con una deliberazione della Giunta provinciale di Trento nel 2016 che ne approvò i criteri, le modalità, il funzionamento e la gestione.
A diversi anni dalla sua introduzione abbiamo voluto verificate l'andamento di questa banca trovandoci però davanti al nulla. Basta infatti collegarsi al sito Trentino Agricoltura per capirlo: ad oggi sono solo 4 i comuni (Brentonico, Folgaria, Mezzano e Tenna) che offrono del terreno.
Tutti gli altri comuni del Trentino non ci sono. Alcune amministrazioni hanno deciso di non adottare il progetto mentre alcuni lo hanno visto partire e poco dopo morire. E' il caso, per esempio, del Comune di Trento dove la “Banca della Terra”, nonostante gli annunci, è rimasta lettera morta.
“Questo progetto non è mai decollato” ci conferma Paolo Calovi, presidente della Confederazione Italiana degli Agricoltori in Trentino. Dal mondo agricolo la proposta era piaciuta, per due motivi: da un lato l'aiuto che da essa sarebbe potuto arrivare ai tanti giovani con la passione di lavorare la terra e dall'altro per arginare anche il problema dell'abbandono delle alte terre.
Nulla di tutto questo, però, è avvenuto. “I terreni incolti – spiega a il Dolomiti Calovi - sono spesso aree con destinazioni diverse da quella agricola. Quello che è mancato in questi anni è l'introduzione di un vero sistema che potesse dare delle agevolazioni ai proprietari di questi terreni nel momento in cui li concedevano ad altri per la lavorazione”.
E a metterci lo zampino è sempre anche la burocrazia. “Perché il proprietario di un terreno incolto avrebbe dovuto impelagarsi fra le carte bollate? Piuttosto decide di lasciare il terreno incolto” ammette Calovi che però sottolinea come la richiesta di terra da parte dei giovani non manca.
“La richiesta c'è – spiega – per i terreni attorno ai paesi magari sono gli allevatori a volerli per prato stabile o per seminare mais. Altri invece per frutteti o diverse coltivazioni. Ci sono poi terre abbandonate in zone dove servirebbero grossi investimenti, impossibili per molti da fare. Un giovane che vuole partire da zero con una azienda agricola oggi è quasi impossibile con i costi dei terreni attuali”.
A confermarlo è anche Alessio Chistè presidente di Agia l'Associazione Giovani Imprenditori Agricoli di Cia che spiega come oggi avviare un'azienda agricola sia diventato molto difficile, quasi impossibile. “Se i terreni sono abbandonati – ci dice – di sicuro c'è un motivo e in molti casi gli investimenti richiesti per renderli coltivabili sono proibitivi. Senza contare che servirebbero dei vincoli almeno decennali per essere sicuri di avere in disponibilità il terreno per almeno un lungo periodo”.
Oltre alla formazione e alla passione servono terreni e macchinari. “Per l'affitto di un terreno a frutteto – ci spiega Chistè – si va dai 3500 ai 5500 euro all'anno all'ettaro. E a questo dobbiamo aggiungere tutte le altre spese. Un trattore costa sui 60 mila euro”.
Una spesa che in pochi riescono a fare. “Oggi, purtroppo, mancano capitali, mancano terreni e le aziende agricole rendono poco” conclude il presidente dei giovani agricoltori.












